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La leggenda di una suora di nome Antonina, la quale avrebbe trovato in un vaso la ricetta, poi donata a Domenico Gallone...
Il biscotto cegliese, patrimonio culinario della popolazione, ha avviato la procedura per ottenere dall'Unione Europea la Denominazione di Origine Protetta. Il tutto parte dall'adesione del Comune ad un progetto stipulato tra l'Università di Bari con le Facoltà di Agraria, Medicina Veterinaria e i Comuni di Cisternino, Martina Franca, Locorotondo (con il suo Centro di Sperimentazione "Basile Caramia"), Castellana Grotte, Noicattaro e San Michele di Bari, che ha valorizzato i prodotti tipici locali, con interventi mirati, come corsi di formazione, educazione alimentare, ricerca, aggiornamento, lanciati da eventi culturali ed enogastronomici.
Questo dolce già svariati anni fa era stato registrato e depositato presso la Camera di Commercio di Brindisi, per evitare che fosse "copiato" da qualche paese limitrofo "invidioso", da dove in molti si spostano verso Ceglie per acquistarlo.
La sua ricetta non può essere svelata, ma gli ingrediente di base si: mandorle e marmellata di ciliegia o di amarena. Ci sono anche due varianti di questo dolce: classico o con glassa.
Per quanto riguarda invece le sue origini, vi è una leggenda che narra della storia di una suora di nome Antonina, la quale avrebbe trovato all'interno di un vaso la ricetta, poi donata a Domenico Gallone, che nei primi del '900 iniziò la vendita dei biscotti nella sua Caffetteria, riuscendo a... prendere tutti per la gola.
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